NAPOLEONE

UN

Sceneggiatura

di

Stanley Kubrick

29 settembre 1969

DISSOLVENZA:

INT. CAMERA DA LETTO CORSICA – NOTTE

Un orsacchiotto ben indossato è cullato tra le braccia di Napoleone, di 4 anni, che con aria sognante si succhia il pollice, ascoltando una favola della buonanotte raccontata dalla sua giovane madre, Letizia . Suo fratello Joseph, di 5 anni, sta già dormendo, accanto a lui.

NARRATORE

Napoleone nacque ad Ajaccio in Corsica il 15 agosto 1769. Non era un bambino sano e sua madre, Letizia , lo ricoprì di cure e devozione. Nella mezza età scriveva di lei da Sant’Elena.

NAPOLEONE (fuori campo)

Mia madre mi ha sempre amato. Lei

farebbe qualsiasi cosa per me.

TITOLI PRINCIPALI

INT. DORMITORIO BRIENNE – NOTTE

È ancora buio in una gelida mattina invernale. I ragazzi vengono svegliati da un monaco che suona ad alta voce un campanello. Le candele sono accese.

Napoleone, 9 anni, abbronzato, salta giù dal letto, massaggiandosi le braccia e tremando. Cerca di versare una brocca d’acqua, scoprendo che si è congelata.

NAPOLEONE

Chi ha messo il bicchiere nella mia brocca? Guarda qui, qualcuno ha riempito la mia brocca di vetro!

DUFOUR

Oh mio Dio! Qualcuno ha riempito di vetro la brocca di Bonaparte. Ora, chi mai farebbe una cosa del genere?

BREMOND

Oh cielo, guarda che qualcuno si è riempito anche la mia brocca con il vetro!

MONACO

Silenzio! Silenzio! Non dovresti prendere in giro il signor Bonaparte, viene da un paese dove non fa mai molto freddo. Probabilmente non ha mai visto il ghiaccio prima.

DUFOUR

Mai visto il ghiaccio prima? Oh, mio Dio, che strano.

I ragazzi ridacchiano. Napoleone li guarda torvo.

NARRATORE

All’età di 9 anni, Napoleone entrò nel Royal Military College di Brienne , in Francia, grazie ad una borsa di studio reale. Per i successivi cinque anni e mezzo si dedicherà alla preparazione per la carriera militare. Erano anni duri e tristi per il provinciale solitario e impoverito, tra i figli dei ricchi nobili francesi.

EST. FATTORIA BRIENNE – GIORNO

Un bel pomeriggio di fine estate. Un piccolo gruppo di ragazzi, nelle loro uniformi scolastiche, è raccolto con impazienza attorno a un tavolo rozzo, coperto da pile di pane spesso e marmellata e tazze di latte di latta. La moglie del contadino supervisiona le cose, riscuotendo un soldo da ogni ragazzo.

Napoleon, 9 anni, se ne sta in disparte dal gruppo, bevendo il suo latte, un libro sotto il braccio, perso nei suoi pensieri, guardando oltre il campo di grano gli edifici scolastici, splendidamente colorati dalla tarda luce del sole.

BREMOND

(troppo allegro)

Buon pomeriggio, Bonaparte.

Napoleone lo ignora.

BREMOND

Cosa stai leggendo?

Nessuna risposta. Dufour si muove dietro Napoleone.

BREMOND

(inclinando la testa per leggere il titolo)

Povero me, non siamo di umore ostile? La conquista della Gallia da parte di Cesare. Non siamo terribilmente coscienziosi riguardo ai nostri studi? A proposito, il supervisore ti ha dato il permesso di portare via quel libro dal cortile della scuola?

NAPOLEONE

(tranquillamente)

Vaffanculo, Bremond.

BREMOND

Oh mio Dio. Quale lingua!

L’hai imparato da tua madre Bonaparte?

Bremond ha 4 anni in più ed è molto più grande di Napoleone.

NAPOLEONE

Vaffanculo!

In questo momento, Dufour gli dà un violento colpo da dietro, versandogli del latte su tutta l’uniforme e schizzando il libro.

DUFOUR

Oh mio Dio, mio caro Bonaparte, sono goffo. Oh, e guarda il tuo libro!

Napoleone scaglia la tazza di latta, con tutta la sua forza, contro Dufour , colpendolo in pieno fronte, con un sonoro pon-nnng ! Napoleone si avventa su Bremond, e i due ragazzi cadono in un groviglio di pane, marmellata e latte.

INT. SARTO MILITARE – GIORNO

Napoleone, 16 anni, mentre si sta preparando per la sua elegante uniforme da sottotenente, si studia allo specchio a figura intera.

NARRATORE

All’età di 16 anni, si diplomò sottotenente alla Scuola Militare Reale di Parigi e fu assegnato al reggimento scelto de la Fere , a Valence.

EST. POLIGONO DI TIRO – GIORNO

Poligono di tiro dell’artiglieria. Una calda mattina d’estate. Napoleone fa parte di un gruppo di giovani ufficiali che caricano e sparano con un cannone.

NARRATORE

La formazione professionale pratica che Napoleone avrebbe ricevuto per i successivi tre anni gli avrebbe dato una conoscenza pratica di tutte le armi e lo avrebbe esposto alle idee militari avanzate di du Teil , Bourcet e Guibert .

EST. CAMPO DI ESERCITAZIONE – GIORNO

Una tranquilla giornata invernale, con la neve sul terreno. Napoleone e il gruppo eseguono l’esercitazione ordinata di caricare e sparare con un moschetto. I loro obiettivi sono figure dipinte di soldati.

EST. CAMPO – GIORNO

Il bordo di un bosco vicino a Valenza. Una giornata ventosa e primaverile.

Napoleone e altri nove giovani ufficiali sono raccolti attorno a un Capitano dall’aspetto coriaceo con occhiali d’acciaio, che li sta istruendo nell’arte della lettura delle mappe. La mappa, larga circa un metro e mezzo, sbatte rumorosamente sotto le forti raffiche di vento, nonostante le quattro paia di ginocchia e mani che lottano per tenerla piatta contro il terreno.

INT. CAMERA – NOTTE

La stanza di Napoleone a Valence. È pieno di libri, per lo più di argomenti militari, ma ben fornito di poesia, storia e filosofia. Sta leggendo a lume di candela.

Fuori si sentono i suoni della baldoria prodotti dagli ufficiali meno coscienziosi.

NARRATORE

I suoi stati d’animo in questo momento erano complessi e vari.

NAPOLEONE (fuori campo)

La vita è un peso per me. Niente mi dà alcun piacere; Trovo solo tristezza in tutto ciò che mi circonda. È molto difficile perché i modi di coloro con cui vivo, e probabilmente vivrò sempre, sono diversi dai miei come la luce della luna lo è dalla luce del sole.

INT. LOCANDA – NOTTE

Napoleone, 17 anni, il più giovane di un gruppo di una dozzina di ufficiali che sono seduti attorno a un tavolo nella locanda locale, bevendo e cantando canzoni.

EST. FORESTA – ALBA

È un’alba nebbiosa, estiva. Napoleone, 17 anni, e Caroline Columbier , un’adorabile ragazzina di 15 anni, passeggiano insieme in una foresta. Ogni tanto si fermano a raccogliere le ciliegie. È una scena di innocenza e bellezza preraffaellita: il giovane ufficiale, in uniforme elegante, la ragazza innocente in un ampio abito bianco.

NARRATORE

Fece amicizia con una famiglia chiamata Columbier e in seguito scrisse del suo primo flirt con la loro figlia, Caroline.

NAPOLEONE (fuori campo)

Forse difficilmente sarà considerato credibile, ma tutta la nostra faccenda consisteva nel mangiare insieme le ciliegie.

EST. VIA LIONE – NOTTE

È una notte d’inverno terribilmente fredda, a Lione. La gente, infagottata fino agli occhi, corre lungo la strada quasi deserta, davanti ai caffè vuoti e ancora aperti.

Napoleone, con le mani affondate nelle tasche, le spalle curve per il freddo, incrocia un’affascinante, giovane prostituta, più o meno della sua età. Si ferma e la guarda, incerto. Un grande fiocco di neve le cade sul naso facendolo sorridere.

RAGAZZA

Buona sera signore.

NAPOLEONE

Buonasera, signorina.

Lei è dolce.

RAGAZZA

Il tempo è terribile, non è vero, signore ?

NAPOLEONE

Sì. Deve essere una delle notti peggiori che abbiamo trascorso

inverno.

RAGAZZA

Sì, deve essere.

Napoleone è a corto di conversazione.

NAPOLEONE

Devi essere infreddolito fino alle ossa, a stare fuori in questo modo.

RAGAZZA

Sì, lo sono, signore.

NAPOLEONE

Allora cosa ti fa uscire allo scoperto in una serata del genere?

RAGAZZA

Beh, bisogna fare qualcosa per vivere, sai… e ho una madre anziana che dipende da me.

NAPOLEONE

Oh, capisco… Dev’essere un grande fardello.

RAGAZZA

Bisogna prendere la vita come viene: vive a Lione, signore?

NAPOLEONE

No, sono qui solo in ferie. Il mio reggimento è a Valence.

RAGAZZA

Sta con un amico, signore?

NAPOLEONE

No… ho una… stanza… all’Hotel de Perrin.

RAGAZZA

È una bella stanza calda, signore?

NAPOLEONE

Beh, dev’essere molto più caldo che qui per strada.

RAGAZZA

Vorrebbe portarmi lì, così possiamo riscaldarci, signore?

NAPOLEONE

Uh- hh … sì, certo, se vuoi andare… lì… ma…

Ho pochissimi soldi.

RAGAZZA

Ha tre franchi, signore?

INT. CAMERA D’ALBERGO – NOTTE

La camera d’albergo economica di Napoleone è solo leggermente più calda della strada. Una candela tremola nella corrente d’aria e la neve battente forma adorabili vignette sui vetri delle finestre.

Napoleone siede completamente vestito, ancora avvolto nel cappotto, nella sciarpa, nei guanti e nel cappello, e osserva la ragazza che si spoglia in fretta, tremando, battendo i denti e tuffandosi nel letto ghiacciato.

RAGAZZA

Br- rrr , queste lastre sono come il ghiaccio.

NAPOLEONE

Oh, mi dispiace.

La ragazza trema e aspetta che lui la segua a letto.

Non si muove.

NAPOLEONE

Come ti chiami?

RAGAZZA

Lisette .

NAPOLEONE

Solo Lisette ?

RAGAZZA

Lisette La Croix.

NAPOLEONE

E’ un nome molto carino. Di dove sei?

RAGAZZA

Per favore, signore, venga a letto o morirò di freddo.

NAPOLEONE

Oh si, certamente.

Si alza e spegne la candela.

TITOLO: 1789 – RIVOLUZIONE

EST. PIAZZA CITTÀ – GIORNO

È pieno di 300 contadini e operai comunali. Molte sono donne, Monsieur Varlac , il leader rivoluzionario, sta su un carro affiancato da un piccolo Comitato Rivoluzionario. È un uomo muscoloso, calvo, sulla quarantina, con gli occhiali.

Dietro di lui vediamo sei teste mozzate, infilzate su picche.

VARLAC

Cittadini, da Parigi è giunta voce che la ripugnante prigione della Bastiglia

è stato catturato.

(saluti)

Che la testa del suo governatore è su una picca.

(saluti)

Tutta Parigi è ora nelle mani della sua gente.

(saluti)

Presto tutta la Francia sarà nelle mani del suo popolo.

(saluti)

Mentre gli applausi si spengono, sentiamo il suono di un tamburo solitario e di uomini in marcia. Tutti gli occhi sono puntati sull’apparizione di una colonna di 25 soldati francesi, guidati da Napoleone a cavallo e da un solo tamburino, che marciano nella piazza della città in una colonna di tre.

Napoleone li ferma appena dentro la piazza e cavalca, da solo, tra la folla immensa, che cede il passo al suo cavallo. Si ferma a circa 3 metri dal carro di Varlac . L’uomo del popolo sta in piedi, con le mani sui fianchi, lanciando uno sguardo torvo a Napoleone, che ora è completamente circondato dalla folla.

Varlac e il suo comitato conversano sottovoce.

VARLAC

Buona giornata ai nostri fratelli d’armi.

Sei venuto per unirti a noi?

NAPOLEONE

Cerco il signor George Varlac che risiede in rue de Frelicot . Lo conoscete, signore?

VARLAC

Molto bene, cittadino tenente. Sei nel posto giusto, perché sono il cittadino Varlac .

La folla ride in modo brutto.

NAPOLEONE

Contrariamente a quanto avete detto a queste brave persone, signor Varlac , la Francia è ancora nelle mani delle autorità competenti, e mi hanno mandato qui con un mandato di arresto. Siete accusato dell’omicidio di monsignor de Bouchy e di suo figlio e dell’incendio del suo castello.

Varlac sussurra a molti degli uomini che gli stanno intorno.

Uno di loro non è d’accordo e scuote con forza la testa.

VARLAC

Una rivoluzione non è una discussione educata in salotto, cittadino tenente. Non si chiama omicidio uccidere tali parassiti.

NAPOLEONE

(parlando per il pubblico)

Potete riservare la vostra filosofia per il magistrato, signor Varlac . Sono solo un semplice ufficiale dell’esercito, e per me quello che hai fatto si chiama omicidio, e il suo è sempre stato chiamato omicidio da parte di uomini onesti.

VARLAC

Allora proponete di arrestarci tutti, cittadino tenente? Perché non ero lì da solo.

NAPOLEONE

No, signor Varlac , il mio mandato è solo per voi. Ora, per favore, scendi subito. Verrai riportato a Chalon per il processo.

Varlac e il suo comitato parlano con sussurri agitati.

VARLAC

Cittadino Tenente, il mio consiglio è di lasciare subito questa città con i vostri uomini. Non vogliamo fare del male ai nostri fratelli in uniforme.

NAPOLEONE

Signor Varlac , non pretendete di parlare a nome di questa brava gente che avete ingannato e infiammato con discorsi violenti. Adesso ti ordino di scendere dal carro.

Un’altra conferenza sussurrata.

VARLAC

Non riconosco l’autorità del Re né di nessuno dei suoi lacchè.

Risate dalla folla.

VARLAC

Ti suggerisco di partire con i tuoi uomini finché puoi.

NAPOLEONE

(estraendo la pistola)

Signor Varlac , conterò lentamente fino a cinque e, se per allora non avrete ancora cominciato a scendere dal carro, eseguirò la vostra esecuzione sul posto.

Senza dare tempo a Varlac per ulteriori discussioni, inizia il conteggio.

NAPOLEONE

Uno due tre…

Molti membri del comitato si allontanano da Varlac .

NAPOLEONE

Quattro… Questa è la tua ultima possibilità, signor Varlac .

Varlac è spaventato, ma fa un gesto osceno. La folla ride nervosamente.

NAPOLEONE

Cinque…

Napoleone si avvicina al carro, punta con attenzione la sua pistola e spara a Varlac alla testa. Il suo entourage si mette in salvo.

Un sussulto di stupore da parte della folla sbalordita, che resta ipnotizzata.

NAPOLEONE

Un assassino reo confesso è stato appena ucciso. Ora lasciamo che tutti gli uomini onesti ritornino alle loro case.

DISSOLVENZA.

DISSOLVENZA:

EST. PALAZZO DELLE TUILERIES – GIORNO

Una folla di diverse migliaia di persone ha fatto irruzione e ha costretto Luigi XVI, Maria Antonietta e i loro figli a uscire su un balcone. Applausi di derisione provengono dalla moltitudine nel cortile sottostante. Una dozzina circa di uomini della rivoluzione si sono accalcati sul balcone, pressando da ogni parte il re e la regina. Nessuno sembra sapere cosa fare dopo.

Luigi XVI saluta timidamente la folla.

Vengono tirati fuori una bottiglia di champagne e alcuni bicchieri.

Due bicchieri vengono cortesemente consegnati alla coppia reale.

I rivoluzionari alzano i bicchieri. Il Re e la Regina bevono con loro. Ciò crea un tumulto di approvazione da parte della folla.

Poi uno degli uomini si toglie il berretto sporco e rosso e lo offre al re. Luigi XVI si alza e lo guarda senza capire. Il rivoluzionario si allunga e se lo mette in testa. La folla esulta.

NAPOLEONE

Incredibile… Incredibile… Come ha potuto far entrare quella marmaglia nel Palazzo? Se fosse uscito tra loro su un cavallo bianco, sarebbero tornati tutti a casa. Se non avesse avuto il coraggio di farlo, un soffio di mitraglia – e sarebbero ancora in fuga.

EST. VISTA DI TOLONE – GIORNO

Il porto si riempì di navi britanniche.

NARRATORE

Nell’estate del 1793, la guerra civile dilagò in Francia e l’importante base navale di Tolone cadde nelle mani di un’insurrezione realista, che cedette rapidamente il porto a una flotta combinata britannica e spagnola.

EST. ZONA HQ TOLONE – GIORNO

NARRATORE

Ad un esercito francese di 10.000 uomini fu ordinato di riconquistare il porto, ma il suo comandante, il generale Carteaux , un noto pittore parigino, aveva poco

l’esperienza in guerra e l’assedio divennero rapidamente una situazione di stallo.

Il generale Carteaux , un uomo florido e baffuto sulla trentina, dipinge dal vero un gruppo di soldati francesi, in posa in un quadro patriottico, con gli occhi fissi su una lontana visione di gloria.

Sullo sfondo ci sono le tende e il trambusto militare del quartier generale di Carteaux , situato su una collina che domina il porto di Tolone.

EST. STRADA DI TOLONE – GIORNO

Un’elegante guardia d’onore francese e una banda militare sono riuniti fuori dal quartier generale del generale Carteaux per l’arrivo di Paul Barras, deputato del Comitato di Pubblica Sicurezza.

Barras esce dalla sua carrozza, accompagnato da quattro aiutanti frivoli e abbraccia il generale Carteaux .

Barras è un uomo virile, bello, bisessuale, dai modi eleganti dell’Ancien Regime .

Napoleone è uno spettatore con altri ufficiali.

NARRATORE

Paul Francois Nicolas Barras, ex visconte, ora deputato cittadino del Comitato di Pubblica Sicurezza, era stato inviato da Parigi per riferire personalmente sul fallimento dell’Assedio.

INT. TENDA DEL QUARTIERE DI TOLONE – GIORNO

Al centro della tenda è stato allestito un grande tavolo, attorno al quale sono seduti Paul Barras, i suoi quattro aiutanti civili e 7 generali.

A un’estremità del tavolo c’è una grande mappa militare di Tolone, fissata su un tabellone.

In piedi dietro al tavolo, e lungo le pareti della tenda, sono seduti 30 giovani ufficiali, lo stato maggiore e gli aiutanti dei generali.

Napoleone, ora capitano d’artiglieria, è con quel gruppo.

Barras sistema lentamente davanti a sé una pila di rapporti e parla.

BARRAS

Cittadini generali, ho letto tutti i vostri rapporti e ho preso nota delle vostre firme. In sostanza, le vostre opinioni sono unanimi. Le posizioni inglesi, a difesa di Tolone, sono troppo forti per essere prese dalle nostre attuali forze. I due attacchi finora falliti sembrerebbero supportare le tue argomentazioni.

Si guarda intorno al tavolo.

BARRAS

Cittadini generali, non è un segreto con quale dispiacere il Comitato di Sicurezza consideri ogni mancanza di patriottismo o di zelo rivoluzionario.

D’altro canto, ovviamente, non vuole indulgere in un’inutile perdita di vita. Prima di inviare i vostri rapporti a Parigi per l’esame della commissione, insieme alla mia opinione, vorrei darvi un’ultima opportunità per presentare le nuove idee che potreste aver sviluppato dopo aver scritto questi rapporti.

C’è un silenzio turbato, ma i generali restano fermi.

CARTEAUX

Cittadino Barras, poiché non sembra che ci siano stati pensieri nuovi tra noi, possiamo sapere l’opinione che tu stesso ti sei formato?

BARRAS

Generale Carteaux , il mio rapporto sullo svolgimento di questa campagna sarà inviato per iscritto alla commissione.

Un silenzio imbarazzante.

NAPOLEONE

Mi scusi, cittadino Barras.

Tutti gli occhi sono puntati su Napoleone.

BARRAS

Sì, chi ha parlato?

NAPOLEONE

L’ho fatto, signore.

Napoleone parla con il modo scomodo ma determinato che spesso esibiscono le persone timide ma ostinate.

BARRAS

Sì, capitano? Hai qualcosa che desideri dire?

NAPOLEONE

(schiarendosi la gola)

Sì, con tutto il rispetto, faccio Citizen Barras.

BARRAS

Per favore…

NAPOLEONE

Posso venire alla mappa?

MAPPA ANIMATA

Il piano di Napoleone per la cattura di Tolone. Spiegando con la narrazione come, invece di tentare di prendere d’assalto la città, basti invece catturare Fort Eguillette , un promontorio di terra da cui batterie francesi comanderebbero i porti interni ed esterni del porto, rendendoli insostenibili la flotta inglese, e portando rapidamente alla caduta della città.

EST. FORTE EGUILLETTE – GIORNO

Una fredda giornata di dicembre. Il tricolore francese viene issato in cima alla posizione della batteria principale a Fort Eguillette , un’area pianeggiante in cima a una collina, fortificata con assi di legno e vimini.

Gli artiglieri francesi hanno già puntato alcuni pezzi di artiglieria verso il porto e hanno sparato sulle navi inglesi, ormai a portata di mano.

Napoleone gira su un cavallo bianco, gridando ordini: una benda insanguinata gli avvolge la coscia. Vengono curati i feriti di entrambe le parti.

EST. CAMPO DI TOLONE – GIORNO

Una bella giornata invernale in un campo vicino alla caserma militare di Tolone. Diverse centinaia di truppe sono state schierate per formare una guardia d’onore per la presentazione dell’incarico di Napoleone come generale di brigata. Gli spettatori stanno sotto gli alberi spogli e i ragazzini guardano dall’alto di un

argine.

Barras presenta a Napoleone il suo incarico e un abbraccio fraterno. La banda attacca.

La madre di Napoleone osserva da una piccola tribuna di legno allestita per dignitari e ufficiali locali.

INT. UFFICIO DI PARIGI – GIORNO

Robespierre giace gravemente ferito su un tavolo da conferenza, in mezzo a un disordine di carte, circondato ma ignorato dai suoi rapitori che oziano, seduti sulle sedie, in attesa che gli venga detto cosa fare dopo.

NARRATORE

Nel luglio del 1794, la morte di Robespierre pose fine al Regno del Terrore e mandò Parigi a capofitto in un vortice di lusso e sensualità, come se fosse necessario scrollarsi di dosso l’incubo e recuperare il tempo perduto.

INT. SALONE BARRAS – NOTTE

Un salone ampio ed elegante nella casa di Paul Barras, a Parigi. Nella sala sono allestiti dieci tavoli da gioco, attorno ai quali è raccolta l’élite della nuova società; politici, appaltatori di guerra immensamente ricchi, ufficiali dell’esercito di alto rango e funzionari governativi.

Molte donne sono estremamente belle e mostrano il seno completamente scoperto, secondo la moda del momento.

Napoleone è uno dei pochi ospiti che non gioca a carte; non ha soldi. A disagio, passa da un tavolo all’altro, con le mani intrecciate dietro la schiena.

Josephine de Beauharnais è la più bella di tutte le donne nella stanza. Napoleone si siede al suo tavolo, dondolandosi lentamente sui talloni. Gioca con puntate molto alte e sta perdendo con grazia. Lei alza lo sguardo, distratta momentaneamente dal suo dondolio, ma il suo sguardo non dura più di un colpo di carta.

Ma Napoleone si accorge del suo fastidio e si dirige verso il bar, all’estremità della sala. Il barista, un tipo amichevole, sta da solo.

CORSICO

Si signore?

NAPOLEONE

Un bicchiere di champagne, per favore.

CORSICO

(versando)

Si signore. Spero mi scuserà per la domanda, generale Bonaparte, ma lei è corso?

NAPOLEONE

Sì, io sono.

CORSICO

Lo pensavo, ho notato il tuo nome quando sei stato annunciato. Anch’io sono corso: mi chiamo Arena.

NAPOLEONE

(cominciando ad allontanarsi)

Oh… da dove vieni?

     CORSICO

Bastia – e tu ?

NAPOLEONE

Ajaccio.

CORSICO

Sei tornato di recente?

Il barista riesce appena a mantenere viva la conversazione.

NAPOLEONE

Sono tre anni che non ci vado.

CORSICO

Sono dieci anni che non torno.

La tua famiglia è ancora lì?

NAPOLEONE

No, vivono a Nizza adesso.

CORSICO

È una bella città. Questa è la tua prima volta qui, vero?

NAPOLEONE

Sì, in effetti lo è.

CORSICO

Non conosci molti degli amici del cittadino Barras, vero?

NAPOLEONE

Ah- hh , no.

CORSICO

Pensavo di no. Ti ho notato da solo, tutta la notte.

Napoleone annuisce, sorseggia il suo champagne e fa per allontanarsi.

Il corso si sporge in avanti e parla in un sussurro confidenziale, scrutando la stanza con espressione impassibile.

CORSICO

Solo un minuto, generale. Ascolta, non lasciarti ingannare con tutto il loro grand la-de- da . Hanno tutti fatto soldi con la guerra, soprattutto con contratti di guerra disonesti.

Dicono che il cittadino Barras ha messo da parte milioni.

NAPOLEONE

(a disagio)

Vedo…

Il corso sussurra senza alcuna espressione facciale, muovendo appena le labbra, senza alcun senso di malizia, ma piuttosto con una sorta di sagace rispetto per i pezzi grossi e con la soddisfazione di essere al corrente.

CORSICO

E dicono qualcos’altro su di lui. Dicono che non va mai a letto con meno di due persone alla volta, due alla volta, e dicono che per lui non fa molta differenza di che sesso siano, se mi capisce, signore.

Napoleone annuisce, goffamente, e lascia il bar.

CORSICO

Buona serata, generale.

Barras entra nella stanza, si ferma sulla soglia.

BARRAS

Amici miei, la cena sarà pronta tra mezz’ora. Per favore, esegui le tue giocate di conseguenza.

Il suo annuncio suscita solo qualche finto applauso con bassi mormorii da parte dei perdenti. Si avvicina dietro Josephine e la bacia sulla spalla.

BARRAS

(dolcemente)

Come va la fortuna, tesoro?

Josephine sventola lentamente le sue carte per vedere l’estrazione.

INT. SALA DELLA MUSICA DI BARRAS – NOTTE

Più tardi la sera, gli ospiti sono ora riuniti sulle sedie, raggruppati in semicerchio attorno a due podi rialzati: uno è in realtà più un piccolo palco. La tribuna più piccola sostiene un quartetto d’archi che suona Mozart.

Quello più grande è vuoto.

Napoleone siede in fondo alla stanza, ancora solo e goffo.

I servitori spengono le candele, lasciando illuminato solo il palco vuoto.

Comincia a sembrare una serata musicale finché non entrano in scena tre ragazze molto attraenti, vestite con pesanti costumi invernali.

Le tre “attrici” cominciano a parlare di essere bloccate dalla neve in una cabina desolata, quando la loro conversazione viene interrotta dall’ingresso di tre giovani desperados.

Lo scopo di questo intrattenimento si rivela rapidamente mentre i giovani procedono a spogliare i vestiti delle ragazze e ad avere rapporti con loro.

Il pubblico distinto apprezza con freddezza il “sestetto”.

Napoleone, ancora provinciale, stenta a credere ai suoi occhi.

Josephine, seduta accanto a Barras, osserva lo svolgimento, uno studio imperturbabile di eleganza e fascino. Barras le prende la mano e le sorride. Lei gli sussurra qualcosa e lui annuisce, gravemente.

EST. VIA PARIGI – GIORNO

Una folla, portando cartelli monarchici, è stipata in una strada laterale, la cui uscita è sbarrata da alcune centinaia di truppe governative. La situazione si è fermata e le prime file delle forze opposte hanno cominciato a scambiarsi battute volgari, ma non ostili.

Un tavolo e due sedie, provenienti da un bar vicino, sono stati posizionati in mezzo alla strada, dividendo i due gruppi. Seduti sono il generale Danican , il leader emigrato della mafia, e il generale Menou , il suo omologo al governo. Danican sta leggendo alcuni fogli scritti a mano che rappresentano un trattato improvvisato tra le due forze. Il generale Menou sorseggia una tazza di caffè, con aria preoccupata e incerta.

NARRATORE

A Parigi si stava preparando una nuova crisi politica. Il governo moderato della Convenzione, salito al potere dopo la caduta di Robespierre, si dimostrò presto inetto, corrotto e impopolare e dovette ora affrontare una seria sfida da parte dei realisti. Il generale Menou , inviato a occuparsi della folla, perse i nervi e accettò di ritirare le sue truppe dalla Sezione.

EST. VIA PARIGI – NOTTE

È la stessa sera. Napoleone, Junot e Marmont stanno in mezzo alla folla, ascoltando un oratore realista, che sta in cima a un carro, contro un cartello accuratamente dipinto, illuminato da torce, che legge “Lunga vita al re”.

ORATORE REALISTA

Cittadini di Parigi, questa mattina le truppe della Convenzione, con l’ordine di spazzarci via dalle strade, hanno ceduto davanti alle nostre bandiere vittoriose.

(saluti)

I loro ufficiali sapevano che non ci avrebbero sparato. Cittadini di Parigi, niente può fermarci adesso. Siamo 40.000 forti. Domani mattina occuperemo la Convenzione stessa e stermineremo i parassiti ipocriti che hanno dissanguato la Francia senza pietà.

(saluti)

Lunga vita al Re!

INT. UFFICIO DI BARRAS – NOTTE

L’ufficio di Barras alle Tuileries . La stanza è illuminata da candele. Barras è in uno stato terribile, pallido per la paura e la mancanza di sonno.

Entra Napoleone. Barras si alza dalla scrivania e si fa avanti per salutarlo.

BARRAS

Ah, mio caro amico, entra, entra. Per favore, siediti.

NAPOLEONE

Mi dispiace, ero a teatro e non ho ricevuto il tuo biglietto finché non sono tornato in albergo.

BARRAS

Grazie per essere venuto. Ti andrebbe un drink?

NAPOLEONE

No grazie.

Barras si versa tremante un grande brandy, parlando in tono sommesso e apprensivo, passandosi spesso le mani tra i capelli.

BARRAS

Non c’è bisogno che ti parli delle nostre ultime difficoltà.

NAPOLEONE

La cosa è piuttosto seria, direi.

BARRAS

Ci aspettiamo un attacco alla Convenzione domani mattina, all’alba, e io sono stato incaricato della sua difesa.

NAPOLEONE

Cos’hai in mente?

BARRAS

Ad essere sincero, non ne ho la più vaga idea.

NAPOLEONE

Sei serio?

BARRAS

Non so nemmeno se sia possibile una difesa.

NAPOLEONE

Quali forze hai a tua disposizione?

BARRAS

Circa 5.000 soldati.

NAPOLEONE

Cavalleria?

BARRAS

Il 21° Dragoni, circa due o trecento soldati.

NAPOLEONE

Qualche cannone?

BARRAS

Non ce ne sono qui.

NAPOLEONE

Dove sono loro?

BARRAS

Ebbene, credo che ci siano almeno 30 armi da fuoco al Sablons .

NAPOLEONE

Potresti averli qui prima dell’alba.

BARRAS

Basta questo per opporsi a 40.000 uomini?

NAPOLEONE

Organizzato correttamente, sì.

BARRAS

Queste sono probabilità di 8 a 1.

NAPOLEONE

I numeri non sono particolarmente rilevanti. Non sei contro i soldati: questa è una folla e scapperanno non appena le cose diventeranno sufficientemente spiacevoli.

BARRAS

Saresti pronto a gestire questa cosa per me?

NAPOLEONE

Proponi di trasferire il comando a me?

BARRAS

In ogni senso pratico, sì, ma ufficialmente, ovviamente, dovrei mantenere il comando.

NAPOLEONE

Abbastanza giusto.

BARRAS

Devo essere onesto con te. Per prima cosa mi sono rivolto a tre generali più anziani di te e tutti hanno inviato delle scuse con molta prudenza.

NAPOLEONE

Non sono offeso.

BARRAS

Ti rendi conto di cosa c’è in gioco?

NAPOLEONE

(sorridente)

Le nostre vite, la rivoluzione, la mia carriera?

BARRAS

Guarda, lasciami essere del tutto sincero con te, ho una carrozza e una scorta che mi aspettano, e ho molto denaro fuori dalla Francia.

A meno che non abbiamo ottime possibilità di portare a termine la cosa, sono pronto a farla finita adesso.

Napoleone mette le braccia attorno alle spalle di Barras.

NAPOLEONE

Paul, andrà tutto bene.

EST. VIA PARIGI – GIORNO

Inquadrature oniriche al rallentatore del cannone che spara a bruciapelo sulla folla in Rue St. Honore , fuori dalla Convenzione. Sono devastati e il panico è immediato.

La cavalleria di Murat li attacca e la fanteria li segue con le baionette fisse. Non si sente il rumore delle armi. L’unico suono è la voce calma di Napoleone:

NAPOLEONE (fuori campo)

Ho ordinato all’artiglieria di sparare immediatamente a salve, invece che a salve, perché, per una folla che ignora le armi da fuoco, è la peggiore politica possibile iniziare a sparare a salve. Quando sentono per la prima volta il terribile rumore dei cannoni, si spaventano, ma, guardandosi intorno e non vedendo alcun effetto del cannone, si rialzano, diventano due volte più insolenti e corrono senza paura. Diventa allora necessario ucciderne dieci volte il numero per fare colpo.

INT. QG DI NAPOLEONE A PARIGI – GIORNO

Il nuovo lussuoso quartier generale di Napoleone a Parigi. Matita tra i denti, divisori in mano, si aggira carponi sopra una grandissima mappa dell’Italia, disposta da parete a parete. Altre grandi mappe ricoprono il tavolo, il divano e ogni altro spazio disponibile.

Murat, Marmont , Junot e Berthier si aggirano con lui, elaborando vari percorsi di marcia. Un appropriato dialogo improvvisato coprirà l’azione.

Ad un certo punto, Napoleone e Berthier si scontrano.

NARRATORE

La crisi era passata e si apriva la strada alla formazione del nuovo governo del Direttorio, con a capo Barras. Napoleone fu nominato comandante dell’Esercito d’Italia.

Si sente bussare alla porta.

MARMONT

Si accomodi.

ORDINATO

Mi scusi, capitano, ma fuori c’è un giovane che desidera vedere il generale Bonaparte: il suo nome è Eugene de Beauharnais.

MARMONT

Il generale Bonaparte non vede nessuno stamattina.

ORDINATO

Si signore.

NAPOLEONE

(senza alzare lo sguardo)

Come hai detto che si chiamava?

ORDINATO

Eugenio di Beauharnais.

NAPOLEONE

E’ solo?

ORDINATO

Si signore.

NAPOLEONE

Fatelo entrare.

L’inserviente accompagna Eugene nella stanza.

ORDINATO

Cittadino di Beauharnais.

Eugene ha 16 anni, è bello, educato ed estremamente nervoso. Napoleone resta curvo sulla sua mappa.

NAPOLEONE

(dopo un po’ di silenzio)

Buongiorno, cittadino di Beauharnais.

EUGENIO

Buongiorno signore. Sei generale?

Bonaparte?

NAPOLEONE

Lo sono, Cittadino. Tua madre è Madame Josephine de Beauharnais?

EUGENIO

Si signore. La conosci?

NAPOLEONE

L’ho incontrata. Che affari hai con me?

EUGENIO

Credo che tu abbia emesso un ordine secondo cui tutti i cittadini di Parigi devono consegnare tutte le armi in loro possesso.

NAPOLEONE

È corretto.

EUGENIO

Questa mattina un tenente e tre soldati sono venuti a casa nostra e ci hanno chiesto se avevamo delle armi. Ho spiegato che avevamo solo la spada del mio defunto padre, che, in realtà, non era un’arma ma solo un ricordo.

NAPOLEONE

(segnando la mappa)

Una spada è un’arma per qualunque altra cosa tu voglia usarla.

EUGENIO

Ho detto al tenente che il mio defunto padre era il generale Alexander de Beauharnais e ho chiesto se si potesse tenere in considerazione la sua memoria.

NAPOLEONE

E ti ha mandato da me?

EUGENIO

Ha detto che nessuno aveva l’autorità di revocare l’ordine tranne te.

NAPOLEONE

Tua madre sa che sei venuto?

EUGENIO

No signore.

NAPOLEONE

Bene, allora hai molta iniziativa, mio giovane amico.

EUGENIO

La spada di mio padre significa per me più di qualsiasi altro bene che possiedo.

NAPOLEONE

Ti rendi conto, ovviamente, che sono state raccolte migliaia di spade. Come ti aspetti che io trovi il tuo?

Eugene tira fuori dalla tasca un foglietto.

EUGENIO

Il tenente mi ha dato una ricevuta e ha detto che sarebbe stato conservato presso la caserma della sezione Le Pelletier.

EST. GIARDINO – GIORNO

Il giardino della casa di Josephine in Rue de Chanterine .

Napoleone entra, portando un pacco dall’aspetto molto strano, avvolto in carta, lungo circa un metro, seguendo Hortense de Beauharnais, 16 anni.

ORTENSE

Mamma, questo è il generale Bonaparte.

NAPOLEONE

(inchinandosi)

La signora di Beauharnais.

GIUSEPPE

Ah, che piacere conoscerla, generale Bonaparte. Si è letto così tanto su di te ultimamente. Per favore siediti.

NAPOLEONE

Grazie, signora di Beauharnais.

Probabilmente non ricordi, ma ci siamo incontrati brevemente qualche mese fa, a una festa a casa di Paul.

GIUSEPPE

Oh si, certamente! Hai conosciuto mia figlia Hortense ?

NAPOLEONE

Sì, ci siamo presentati alla porta.

GIUSEPPE

Posso offrirti un drink?

NAPOLEONE

Oh, non voglio crearti alcun disagio.

GIUSEPPE

Oh, non è il minimo inconveniente, generale Bonaparte.

È un onore averti qui.

NAPOLEONE

Siete molto gentile, signora de Beauharnais. Hai dello sherry, magari?

GIUSEPPE

Sì, naturalmente. Hortense , tesoro, diresti a Louise di portare dello sherry?

ORTENSE

Sì, mamma. Vuole scusarmi, generale Bonaparte?

NAPOLEONE

Sì, naturalmente.

Hortense esce.

NAPOLEONE

Spero che mi perdonerete per essermi intromesso in questo modo, signora de Beauharnais. Ho chiamato per portare questo a tuo figlio, ma ho saputo dalla tua adorabile figlia che è fuori per il pomeriggio.

GIUSEPPE

Sì, temo che lo sia. Credo che stia cavalcando. So che gli si spezzerà il cuore perché gli sei mancato.

NAPOLEONE

Bene, sono sicuro che sarai felice di averlo tanto quanto lo sarà lui.

Tenendo il pacco.

GIUSEPPE

Generale Bonaparte, la mia curiosità è insopportabile. Posso chiederti cosa hai in quel pacco misterioso?

Napoleone scarta con orgoglio il foglio con uno svolazzo e tiene l’enorme spada con entrambe le mani.

NAPOLEONE

La spada del vostro defunto marito, Madame, è tornata con i miei complimenti.

La carta comincia a volare via e Napoleone la calpesta.

Josephine fissa la spada con sguardo assente.

GIUSEPPE

Oh… che carino da parte tua portare questo per Eugene… Te l’ha dato il generale de Beauharnais?

NAPOLEONE

No, temo di non aver mai avuto il piacere di incontrare il Generale.

Questa spada è stata presa diversi giorni fa a tuo figlio da alcuni dei miei soldati.

GIUSEPPE

Oh, mi perdoni, generale Bonaparte, temo che mi considererà incredibilmente stupido ma non ne so assolutamente nulla. Eugene è così indipendente – non mi dice quasi più niente , e ha così tante cose nella sua stanza, devo confessare che non sapevo nemmeno che avesse questa spada – sai come possono essere i ragazzi!

Entrambi ridono.

INT. CAMERA DA LETTO DI JOSEPHINE – NOTTE

La camera da letto ovale, illuminata da candele, è completamente circondata da pannelli a specchio dal pavimento al soffitto, che moltiplicano le immagini erotiche di Napoleone e Giuseppina che fanno l’amore.

Sulla scena si sente la voce di Napoleone, che legge la lettera qui sotto.

NAPOLEONE (fuori campo)

Mia carissima Josephine, mi sveglio pieno di te. Tra il tuo ritratto e il ricordo della nostra inebriante notte, i miei sensi non hanno avuto tregua. Dolce e incomparabile Josephine, cos’è questo bizzarro effetto che fai sul mio cuore? E se ti arrabbiassi? E se ti vedessi triste o turbato? Allora la mia anima sarebbe distrutta dall’angoscia. Allora il tuo amante non potrebbe trovare pace, né riposo. Ma non ne trovo nemmeno, quando soccombo all’emozione profonda che mi travolge, quando attiro dalle tue labbra, dal tuo cuore, una fiamma che mi consuma. Lascerai la città a mezzogiorno. Ma ci vediamo tra tre ore. Fino ad allora, mio dolce amor , ti mando mille baci, ma non mandarmene nessuno in cambio, perché mi incendiano il sangue.

INT. UFFICIO SINDACO – GIORNO

Il matrimonio di Napoleone e Giuseppina: una piccola cerimonia civile privata nell’ufficiale del sindaco. Gli unici ospiti sono Barras, Eugene, Hortense , Marmont e Junot .

JOSEPHINE (fuori campo)

Mia cara Theresa, mi stanno esortando a risposarmi. Hai incontrato il generale Bonaparte a casa mia. Ebbene è lui che vuole servire da padre ai miei figli. Lo amo? Me lo chiederai.

Beh no. Lo trovo quindi poco attraente? Di nuovo no, ma peggio ancora, mi ritrovo in uno stato di indifferenza, di tiepidezza .

INT. CUCINA – GIORNO

La cucina Bonaparte a Marsiglia. Letizia sta tagliando le verdure con un coltello, il cui suono permette una punteggiatura di disapprovazione dei suoi silenzi.

Il tap-tap-tap del coltello che taglia a cubetti una carota.

NAPOLEONE

Mamma, mi dispiace di non averti scritto di questo, ma ho pensato che sarebbe stato molto meglio dirtelo io stessa.

Tocca, tocca, tocca.

NAPOLEONE

Mamma, so che quando la incontrerai, la amerai tanto quanto me.

Tocca, tocca, tocca.

NOTA

I seguenti brani tratti dalle lettere di Napoleone a Giuseppina verranno letti nelle scene successive, che seguono il testo delle lettere. Il video mostrerà la relazione di Josephine con Hippolyte Charles e la vita di Napoleone nell’accampamento e in marcia. Le lettere sono presentate senza essere interrotte dalle descrizioni delle scene, per preservarne il flusso.

NAPOLEONE (fuori campo)

Mia carissima Josephine, ogni momento aumenta la distanza tra noi, e ogni momento che passa mi sento sempre meno capace di sopportare la separazione. Sei l’eterno oggetto dei miei pensieri e la mia immaginazione si esaurisce chiedendosi cosa stai facendo.

* * *

Con quale magia hai catturato tutte le mie facoltà, concentrato in te tutta la mia esistenza? È una specie di morte, tesoro mio, poiché per me non c’è sopravvivenza se non in te.

* * *

Non vi chiedo né amore eterno né fedeltà, ma solo verità, assoluta onestà. Il giorno in cui dovresti dire “Ti amo di meno” sarebbe l’ultimo giorno del mio amore, o l’ultimo giorno della mia vita. E se non dovessi morire di dolore, allora il mio cuore, mutilato per tutta la vita, non si fiderebbe mai più di rispondere ad alcun sentimento di tenerezza o di estasi.

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